Racconti gerosolimitani: I Giovanniti che custodirono il calice

DiFrancesco Teruggi

Racconti gerosolimitani: I Giovanniti che custodirono il calice

La prima chiesa costruita a Valencia, all’indomani della presa della città, fu quella dei Cavalieri di San Giovanni, stabiliti presso il decaduto palazzo dell’emiro, presso la Puerta de La Xerea. Correva l’anno 1238.

L’Ordine ricavò nei terreni concessi un ospitale, quartieri per i cavalieri e una cappella che, diciassette anni più tardi fu trasformata in un vera e propria chiesa a navata unica. Il re Giacomo I, intanto, aveva ordinato di innalzare una grande chiesa sul luogo di un moschea, non lontano dall’ospitale.

Molti cavalieri di San Giovanni avevano servito nelle file dell’esercito del sovrano aragonerse, che aveva avuto così modo di conoscere il valore soprattutto di alcuni di essi, tra cui Arnau de Romanì, il conte di Pallars e l’enigmatico Signore di Foces.

A questo misterioso cavaliere il sovrano affida la missione più delicata: ricavare al di sopra della “Porta del Palazzo” della futura Cattedrale di Valencia un ripostiglio, una camera segreta, in cui possano essere custodite le preziose reliquie che Giacomo I porta sempre con sé.

Il reconditorio della Cattedrale avrebbe presto ospitato la “Sacra Corona” donata da Luigi il Santo al re aragonese all’indomani del Trattato di Corbeil. Duecento anni più tardi nello stesso cubicolo verrà riposta la reliquia più sacra di tutte, il ritrovato Calice dell’Ultima Cena, il Santo Caliz.

Intanto la chiesa di San Giovanni, iniziata in stile romanico cistercense e poi divenuta gotica, ma con chiari influssi moreschi e mudejar, fu anch’essa dotata di una “camera segreta”, costruita dagli stessi artigiani di Huesca, cui il Signore di Foces aveva affidato la realizzazione e la decorazione di quella nella Cattedrale.

Se le cose si fossero messe male, le preziose reliquie avrebbero potuto essere traslate lì, al sicuro tra i pellegrini ignari e i prodi Cavalieri Ospitalieri.


Testo e fotografie di Francesco Teruggi

Pubblicato originariamente su GRIOTS – Storie Sotto i Baobab

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