Storia dei Giovanniti

TUITIO FIDEI ET OBSEQUIUM PAUPERUM
(Difesa della fede e assistenza al povero)

LA NOSTRA STORIA

L’Ordine Gerosolimitano ed Ospedaliero di San Giovanni, più semplicemente detto Ordine Giovannita, è certamente il più antico tra gli ordini equestri nati nel medioevo. La sua nascita risale agli anni intorno al 1050, in quegli anni alcuni mercanti dell’antica repubblica marinara di Amalfi ottennero dal Califfo d’Egitto il permesso per costruire a Gerusalemme una chiesa, un convento e un ospedale nel quale assistere i pellegrini di ogni fede e razza, questo quando in Terrasanta i cristiani ed i musulmani si tolleravano. Quella chiesa fu dedicata a San Giovanni Battista, e lì nacque una comunità monastica “l’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme” – che si dedicava alla gestione dell’ospedale per l’assistenza dei pellegrini in Terra Santa – il quale divenne indipendente sotto la guida di frà Gerardo Sasso primo Gran Maestro (successivamente proclamato Beato)

Gerardo Sasso

I cavalieri di San Giovanni (che pronunciavano in forma solenne i voti), ben presto furono apprezzati per la loro instancabile opera e da tutti erano ormai conosciuti come Gerosolimitani o Giovanniti.

Ben presto le loro fila si ingrossarono e, mentre crescevano di numero, crescevano anche in potenza grazie ai lasciti e alle prerogative che ottenevano sia dal Sommo Pontefice che dai Regnanti; le loro ricchezze, servivano a finanziare totalmente le opere caritatevoli ed i centri di raccolta che sorgevano numerosissimi.

Nel Regno di Gerusalemme e lungo le principali strade furono costruiti ospedali, ostelli, baraccamenti, stallaggi e quanto occorreva per aiutare più persone possibili. Ma ben presto i Giovanniti si resero conto che non riuscivano a difendere i loro assistiti dagli attacchi dei musulmani ed allora decisero di impugnare le armi, compiendo cosi la trasformazione che avrebbe segnato per sempre la loro storia e che gli attribuì l’appellativo di “monaci guerrieri”.

L’Ordine da prettamente cavalleresco divenne anche militare e prese il nome di Militare Ordine Gerosolimitano dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, cominciando ad operare su due fronti: la difesa armata dei deboli e della cristianità e il soccorso ai bisognosi.

Anche nella nuova veste, quella di guerrieri, i Giovanniti seppero conquistarsi la stima ed il riconoscimento di tutto il mondo cattolico. Questo ripagava il suo debito con nuovi lasciti e nuove prerogative infondendo sempre nuova linfa alle stremate casse dei cavalieri i quali fortificavano i luoghi loro assegnati continuando a soccorrere i feriti e i malati.

I Giovanniti però (come altri Ordini cavallereschi quali i Cavalieri del Tempio, i Cavalieri del Santo Sepolcro ed i Cavalieri Teutonici), furono giocoforza coinvolti nella caduta del Regno di Gerusalemme. Si trasferirono quindi a Cipro e da lì, grazie alla loro potente flotta, tentarono di arginare le scorrerie piratesche e la costante pressione dei musulmani. Per il loro soggiorno a Cipro i Giovanniti aggiunsero il nome di quest’isola alla loro denominazione

I Cavalieri dei cinque grandi Ordini delle Crociate.

1) Del Santo Sepolcro 2) Il Giovannita 3) Il Templare, 4) Di Calatrava, 5) Il Teutonico

Ben presto l’isola cadeva ed i cavalieri si trasferirono a Rodi (anche il nome di quest’isola fu aggiunto alla loro denominazione) e continuarono la loro opera di difesa della cristianità sino a quando Solimano II il Grande, dopo un epico assedio durato sei mesi, riuscì a conquistare anche questa roccaforte; ai Giovanniti, però, per il loro coraggio fu concesso di lasciare l’isola con l’onore delle armi portando appresso tutti gli isolani che lo avessero richiesto.

Non tutto però fu perduto, infatti, per il prezioso lavoro svolto per decenni come “milizia marittima” atta a garantire la sicurezza sulle rotte del Mediterraneo, Carlo V donò loro l’isola di Malta (della quale ottennero l’infeudazione) e da lì modificarono la loro denominazione in Sovrano Militare Ordine Gerosolimitano dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, detto di Cipro, detto di Rodi, detto di Malta.

L’isola era in una posizione chiave e da lì i cavalieri continuarono a tenere testa alle armate musulmane sino alla loro definitiva sconfitta con galee e moltissimi armati. Al riguardo va ricordata l’epica battaglia navale di Lepanto del 7 ottobre 1571 alla quale i Giovanniti parteciparono con galee e moltissimi armati dando, così, un enorme contributo alla vittoria della cristianità.

Battaglia di Lepanto
Battaglia di Lepanto

Ma i cavalieri, dopo essere passati indenni attraverso secoli di guerre dovettero cedere le armi a seguito di un evento inaspettato che scosse alle fondamenta il mondo cattolico: la Riforma. I Cavalieri di San Giovanni erano Italiani, Francesi, delle Fiandre, Spagnoli, Portoghesi, Tedeschi, Inglesi, Scandinavi e la Riforma fece si che numerosi di loro si staccassero dalla religione cattolica.

L’Ordine si divise, cosi, in due grossi tronconi: l’Ordine di Malta con sede a Malta prima e poi a Roma, e l’Ordine di San Giovanni con i suoi rami Tedesco, Inglese, Olandese e Svedese. L’Ordine di Malta continuò ad essere retto da un Gran Maestro eletto dai cavalieri, mentre negli stati protestanti Gran Maestro divenne il legittimo regnante. Ovviamente entrambi i tronconi continuarono ad operare seguendo le regole e gli ideali che per secoli avevano caratterizzato i Giovanniti; i cavalieri, cessato il pericolo musulmano, si dedicarono completamente al loro originario compito e tuttora lo eseguono allestendo ospedali, cliniche, lebbrosari, missioni, intervenendo nelle guerre con il loro personale e con i loro mezzi (navi, aerei, treni, ospedali da campo);Nei secoli e con l’ecumenismo, molte delle divisioni di carattere etico – religioso sono cadute ed ora i Maltesi ed i Giovanniti cooperano tenendo alto il loro ideale gerosolimitano.

 

40 ANNI DI STORIA DEL S.O.G.IT. IN ITALIA

Uno dei più distruttivi eventi calamitosi del nostro Paese ha portato quarant’anni fa alla nascita del S.O.G.IT., Soccorso dell’Ordine di San Giovanni, in Italia.

L’evento eccezionale, capace di innescare tutto questo, fu il terribile terremoto che scosse il Friuli la sera del 6 maggio 1976 e portò alla distruzione di interi paesi, allo sconvolgimento di molte zone, alla morte e al ferimento di migliaia di persone al ferimento. Si presentava quindi la necessità di intervenire in massa per aiutare gli sfortunati che avevano perso tutto e non avevano più un tetto sotto cui dormire, oltre a dover ricorrere agli aiuti per ricevere acqua, viveri, vestiti e medicinali.

Tra i tanti volontari della grande macchina della solidarietà che si mosse immediatamente per portare soccorso alle sfortunate popolazioni, vi furono i Giovanniti della Germania Federale, la Johanniter Unfall Hilfe (l’associazione di soccorso del ramo tedesco del Johanniter Orden); da subito si mise in contatto con il presidente della comunità luterana di Trieste, il cav. Otto Betz Guettner, a cui fu affidato l’incarico di recarsi al centro di coordinamento dei soccorsi per predisporre una piano interventi.

Praticamente, in tempo reale, il cav. Otto Betz Guettner riuscì a segnalare alla centrale operativa della J.U.H. di Bonn le località ove concentrare gli aiuti e, a meno di 24 ore dal terremoto, ad Artegna, Gemona e più tardi a Cavazzo Carnico, giunsero i volontari con la Bianca Croce a otto punte con quanto di più necessario (ospedali da campo, viveri, vestiario, medicinali) subendo, purtroppo, la perdita del volontario Rieboldt Franck che perse la vita in un tragico incidente mentre alla guida del suo camion trasportava un carico di case prefabbricate a Cavazzo Carnico.

Mentre i soccorsi alle popolazioni continuavano vi furono, ovviamente, numerosi incontri tra Otto Betz ed i dirigenti della J.U.H. tedesca che si concretizzarono nella decisione di formalizzare anche in Italia una presenza dell’Ordine di San Giovanni. Trieste venne indicata come sede nazionale e nel 1977 vedeva la luce il S.O.G.IT. – Soccorso dell’Ordine di San Giovanni in Italia.

La storia dell’Ordine di San Giovanni, come si è detto, è plurisecolare al pari della sua lotta contro i nemici terribili e sempre agguerriti quali le infermità e l’indigenza.